martedì 17 giugno 2014

Italia, mondiali e bagno di sangue

Possiamo proporre che, alla prossima partita della Nazionale, giocatori e spettatori portino il lutto al braccio?
Sono tantissime le comunicazioni che, a poche ore dalla strage familiare di Motta Visconti (alla quale sono seguìti altri due femminicidi), continuano incessanti tra gruppi, associazioni di donne, singole e singoli. Un amico mi manda un sms: Come si fa a non vergognarsi di essere un uomo -  scrive.
Sgomento, rabbia, senso di angoscia, il desiderio di fare qualcosa di concreto, forse una manifestazione nazionale, flash mob locali, momenti collettivi per condividere la paura e l’impotenza, in un paese europeo nel quale non c’è nemmeno più un riferimento ministeriale nel quale far procedere il faticoso cammino della formazione al rispetto tra i generi fin dall’asilo, uno dei più importanti argini, se non il primo strumento, per educare alla nonviolenza, e dove i centri antiviolenza faticano a stare in piedi.
La sensazione fisica è quella di essere nel plot di un testo alla Stig Larson, mentre invece di realtà si tratta: della nostra, quella della notte prima degli esami di molti figli e figlie, della vigilia della nuova partita della Nazionale, che verrà rumorosamente giocata con tre donne, una bambina e un bambino in meno, dei quali sappiamo perché mancano all’appello.
Il mondo non si ferma per le stragi perpetrate da uomini che uccidono le donne, si ferma per le partite del mondiale. Mesi fa sono stata invitata per un ciclo di incontri culturali: e le date sono state accuratamente scelte evitando gli appuntamenti calcistici dell’Italia.
Se avessimo letto, in un romanzo, o visto in tv o al cinema, che l’assassino prima stermina la famiglia e poi siede al bar ad esultare per la vittoria pallonata  avremmo pensato ad una trovata grottesca. Invece è tutto vero, e manca il fiato.
Ancora qualche settimana fa, in una discussione politica, c’era dissenso e critica sull’uso da parte delle ‘femministe’ della parola femminicidio: mai neologismo è stato più avversato, come se la potenza della parola, da sola, suonasse intollerabile. Un fastidioso memento della realtà, che bastasse evitare di nominare per cancellarne la violenza evidente.
Come nell’infanzia si chiudono gli occhi, pensando che il brutto scompaia, così in questo paese, pur a fronte del fiume di sangue che scorre ogni settimana, molte persone continuano a negare. Negare che la violenza contro le donne sia un problema degli uomini, negare che si tratti di una questione politica e sociale, negare che sia una priorità da affrontare subito e con strumenti incisivi nell’educazione alla sessualità responsabile, nella formazione, nella prevenzione, dalla famiglia, alla scuola ai luoghi di lavoro.  Quando una società chiude gli occhi, però, sappiamo cosa accade, la storia lo ha ampiamente documentato. C’è un passaggio della bella lettera scritta dall’Udi di Napoli, sui fatti di Motta Visconti, che usa una chiave di lettura importante, racchiusa della parola ‘libertà’.
Per lungo tempo – si legge nel comunicato - la violenza perpetrata in famiglia e dalla famiglia è stata dissimulata, trattata come un’anomalia di un istituto che di per sé protegge. Un istituto che protegge e che, se non lo fa, si è pensato e si pensa, è per errori e manchevolezze delle donne, spesso vittime.  In questo impianto culturale nelle separazioni tra donne e uomini esplode l’ineguaglianza profondamente voluta e coltivata nel nostro sistema: la prospettiva dell’annientamento è la minaccia immanente sull’esistenza femminile sia che le donne lascino, sia che vengano lasciate da un uomo. L’uomo che ha ucciso la moglie e i figli per riconquistare la sua libertà ha mostrato nel modo più incontrovertibile che nella libertà degli uomini non c’è spazio per quella delle donne, e che anzi la loro libertà esclude quella delle donne. Lasciare una donna, che sia quest’ultima favorevole o no alla separazione, rappresenta, di fatto, la liberazione dei suoi gesti e l’impossibilità di condizionarli. 
Un nodo non da poco: in questi decenni il concetto di libertà è stato progressivamente sganciato da quello di responsabilità, sia nell’individualità che nel collettivo. Come la cronaca ci mostra, lo spezzarsi di questo legame ha conseguenze spaventose.

4 commenti:

  1. Scusate e tutte le violazioni dei diritti umani perpetrati dal Brasile in occasione di questi mondiali? E il fatto che la gran parte dei soldi usati dal governo brasiliano per finanziare il mondiale sono stati sottratti a istruzione e sanità? E l'aumento della prostituzione, anche minorile, in occasione dei mondiali? E le proteste fuori dagli stadi con arresti e violenze sui manifestanti?
    Con tutto questo voi parlate di far portare il lutto al braccio per le donne in Italia?
    Sapete, le donne sono esseri umani e anche i loro diritti sono stati violati. Anche loro vorrebbero studiare e curarsi e anche a loro sono state sottratte risorse. Anche le donne e pure le bambine si prostituiscono per il piacere di calciatori e tifosi. Anche le donne vengono arrestate e picchiate alle manifestazioni.
    Lutto al braccio per le donne in Italia. E per quelle in Brasile?
    Ah, per loro chissenefrega: guardiamo la partita e speriamo di fare tanti gol!

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    1. hai perfettamente ragione a richiamare ANCHE tutte queste cose, di cui infatti ci siamo abbondantemente occupate - ti segnalo solo questo post su retedellereti fb: https://www.facebook.com/LaReteDelleRetiFemminili/photos/a.264994396917403.63480.264970936919749/654807624602743/?type=1&theater • o questo sulla pagina correlata contro la sessualizzazione infantile: https://www.facebook.com/ControlaSessualizzazioneInfantile/photos/a.221384251252591.53990.217368854987464/710294982361513/?type=1&theater • e altri ne abbiamo fatti.
      Hai perfettamente ragione, ma non si vede come tutto ciò debba essere in contraddizione con questo post: combattere contro un abuso e difendere un diritto non significa trascurarne altri - ogni battaglia per i diritti, semmai, sostiene sempre tutte le altre.

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  2. ciao Sara non c'è contrapposizione tra quello che dici tu e la proposta. Qui si tratta di recuperare attenzione in Italia sul tema del femminicidio, che se vai a vedere nei commenti di uomini (e anche qualche donna) al pezzo per esempio sul Fatto negano a decine il problema. Lo negano persino a fronte della mattanza che aumenta. Ecco perché la proposta. Poi per tutte le donne al mondo c'è per esempio la proposta di Eve Ensler con One Billion Rising, che di certo conosci. Qui ora per stare sul pezzo questa è stata una proposta immediata, anche per uscire dal silenzio non solo sulla violenza avvenuta ma anche sulla sua negazione, fenomeno ben inquietante tutto nostro.

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  3. I veri esseri umani sono coloro che sanno venire in aiuto ai loro simili quando soffrono. Quest'uomo mi ha fatto un prestito di 75.000€ senza il tutto complicarmi la macchia al livello dei documenti che chiedono le banche in occasione delle domande di prestito. Ho deciso oggi di testimoniare nel suo favore voi potete contattarlo per e-mail: e-mail: muscolinogiovanni61@gmail.com

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